Ardenno, una sorta di "scorta" a imprenditore antiestorsione:
"SONDRIO Loro si difendono dicendo che quei soldi altro non erano che il saldo di un debito pregresso dell'imprenditore di Ardenno nei confronti del loro 'socio', sperando così di far passare per esercizio arbitrario delle proprie ragioni quello che secondo la procura (l'indagine è coordinata dal pm Stefano Latorre) è invece una tentata estorsione bell'e buona. Quel che è certo è che l'intera conversazione che ha fatto scattare le manette ai loro polsi è stata registrata dalle microspie che i carabinieri di Sondrio avevano predisposto nell'ufficio dell'impresario edile che si era sentito costretto a consegnare 61mila euro ai tre 'bresciani' Alessandro Stuto, (38 anni, nato a Lentini in Sicilia ma residente a Capriolo), Antonio di Sarno, (nato a Napoli 39 anni fa e anch'egli residente a Capriolo) e Roberto Frascarino (napoletano di 37 anni, residente a Castenedolo).
I tre, arrestati in flagranza di reato per tentata estorsione venerdì scorso, ora sono finiti ai 'domiciliari' e per la famiglia dell'imprenditore di Ardenno è scattata la 'protezione'. Non si tratta di una 'scorta' vera e propria, ma di un servizio di vigilanza attiva sull'abitazione dell'uomo e sugli spostamenti dei suoi familiari che - comprensibilmente - stanno vivendo ore di grande apprensione. Non è stato facile, per loro, arrivare a sporgere denuncia contro quell'ex dipendente che si era messo a vantar crediti e ancora di più non è stato facile prestarsi alla 'trappola' che gli inquirenti hanno fatto scattare dopo quella che per l'impresario era stata un'intimidazione in perfetto stile 'mafioso'.
In un primo tempo lo Stuto avrebbe fatto una richiesta di 30mila euro attraverso una lettera anonima a cui l'imprenditore non diede però peso. Successivamente, dopo alcuni contatti telefonici, il bresciano fece 'visita' al valtellinese facendosi accompagnare dai due 'soci' (anche loro finiti in manette) e da un quarto uomo - un 53enne consulente del lavoro - ora denunciato a piede libero. I quattro si presentarono ad Ardenno ai primi di febbraio a bordo di un Mercedes. Bussarono agli uffici dell'imprenditore e tra una cosa e l'altra gli lanciarono messaggi che il valtellinese finse di non capire, ma quando presero in mano la foto dei figli e scuotendo la testa uno di loro disse 'poverini', allora all'uomo fu chiaro che quelli avevano intenzione di spaventarlo. Pare che uno dei quattro tirò fuori anche una pistola (tutta da dimostrare che fosse vera) e che si lasciò scappare la frase 'noi agli amici ci teniamo e se uno ha un debito con uno di noi, noi lo obblighiamo a onorarlo'.
Morale: l'imprenditore andò dritto e filato dai carabinieri e raccontò quanto accaduto. Il 25 febbraio scorso, giorno in cui i tre si fecero di nuovo vivi, la 'trappola' era bell'e pronta e quando l'uomo si sentì chiedere 61mila euro, i carabinieri entrarono in azione facendo scattare ai polsi dei tre le manette.
Ora si è in attesa delle motivazioni della decisione del gip Fabio Giorgi e non è detto che il pm Latorre decida di ricorrere al Riesame per ottenere la custodia in carcere dei tre. Ha infatti tempo dieci gironi per presentare appello.
Del trio soltanto Di Sarno, guardia giurata in servizio, risulta incensurato. Stuto ha precedenti per reati contro la persona e il patrimonio, per violazione della legge sulle contraffazioni e sulle armi. Per Frascarino reati contro la persona.
http://www.laprovinciadisondrio.it/
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