da Guardie Informate = Guardie Giurate
Ospedale sempre più preda degli zingari Rubati 60 metri di recinzione metallica e 250 metri di cavi dell'impianto elettrico della struttura
Vinicio Leonetti
C'è una centralina dell'Enel avvolta da una ragnatela di cavi elettrici che finiscono tutti nella "città proibita" di Scordovillo. La centralina è stata costruita circa tre anni fa nell'area ospedaliera senza autorizzazione da parte dell'Asp, ma non s'è capito se per esigenze tecniche del "Giovanni Paolo II" oppure per le richieste pressanti degli zingari che probabilmente non sanno nemmeno com'è fatta una bolletta dell'Enel. Tanto pagano i contribuenti "italiani" per conto loro.
Ma questa è roba vecchia. Il problema più recente per l'ospedale è che i rom come cavallette se lo stanno smontando pezzo dopo pezzo. In questi giorni hanno messo le mani sulle ringhiere. In poco tempo sono riusciti a portare via 60 metri di recinzione in ferro. Perchè il loro business è anche quello di vendere metalli a peso.
L'operazione di smontaggio è in corso e sembra che nessuno sia in grado di fermarla. Nè le forze dell'ordine nè i vigilantes che hanno un contratto per la sorveglianza del nosocomio. Il furto sembra davvero incredibile se si pensa che ogni sezione di ringhiera, alta due metri, è fissata nel grosso muro di cinta di calcestruzzo. La recinzione mancante è ben visibile nella foto accanto del muro di cinta.
Che il "Giovanni Paolo II" sia letteralmente preda degli zingari è risaputo. Ma ormai può essere considerato strutturalmente inglobato a Scordovillo. Di fatto è così. Perchè il popolo rom è riuscito ad aprirsi un varco nel grosso muro che separa la "città proibita" dal parcheggio dell'ospedale. Un grande buco di 2 metri, un vero e proprio cunicolo mascherato dalle solite lamiere che solo gli zingari sanno sistemare così bene nelle loro bidonville. Quel passaggio nascosto (visibile nella foto accanto ricoperto da lastre metalliche) è indispensabile per chi compie furti e scippi e vuole tornarsene nell'accampamento indisturbato, fuori dalla portata finanche dell'esercito.
Il "lavoro" degli zingari avviene comunque anche dentro l'ospedale, e non solo di notte. Ormai questi padroni di casa riescono ad agire indisturbati, forse con qualche copertura. Perchè sono riusciti in pochi mesi a smontare gli impianti elettrici dei sotterranei che corrono dentro lunghi passacavi di lamiera ed a isolare il filo biancoverde della messa a terra. Finora hanno portato via qualcosa come 250 metri di cavo di rame per rivenderlo a caro prezzo sul mercato nero.
Tutto questo comporta una perdita per la struttura ospedaliera che s'aggira ogni anno intorno ai 50 mila euro. Ma c'è di più. Mettendo le mani negli impianti elettrici ci sono due rischi molto alti: basta poco per sbagliare filo e tranciarne uno che va dritto in una sala operatoria, mettendo a repentaglio la vita dei pazienti sotto i ferri; e basta pochissimo per restare folgorati mentre si fanno queste operazioni.
Infine c'è il biglietto da visita: i gazebi di legno all'ingresso principale del nosocomio completamente distrutti dalle intemperie ma soprattutto dalla mancanza assoluta di manutenzione. Se proprio non si può intervenire perchè il Piano di rientro non pensa ai gazebi, si potrebbe ipotizzare di eliminarli. Per la demolizioni non occorreranno milioni di euro. A meno che non si chiami una squadra di zingari dalla mano lesta che in poche zero smonterebbe tutto per far legna da ardere. La realtà dell'ospedale è triste, ma quella dei rom di più.
http://www.gazzettadelsud.it/
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