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sabato 26 febbraio 2011

Un'ora in ostaggio dei rapinatori armati

Un'ora in ostaggio dei rapinatori armati: "PISTOIA. Maschere e passamontagna per nascondere il volto. In pugno, pistola, coltelli ed anche una mazza. Era quasi l'ora di cena quando i tre banditi hanno fatto irruzione dalla porta della cucina. All'interno dell'antico casale, in mezzo ai boschi di Valdibrana, la padrona di casa, il figlio di dodici anni e i due domestici filippini. Legati e imbavagliati, per oltre un'ora sono rimasti nelle mani dei rapinatori. Fino a quando, questi, con il loro bottino di gioielli - circa 150.000 euro il valore - non si sono dileguati in tutta fretta. Dopo aver ricevuto una telefonata sul cellulare: forse un complice che li avvertiva dell'arrivo di qualcuno. Rapina in villa poco dopo le otto di mercoledì sera in via delle Capanne di Valdibrana, una stretta stradina che, da via Valdibrana, appena superata l'omonima frazione, si inerpica sulla collina. A metà della ripida salita, al termine di una strada sterrata che è poco più di un viottolo, l'ottocentesco casale splendidamente ristrutturato in cui, da dieci anni, vive la famiglia Chiais. Quello di Francesco Chiais - 69 anni, origini veneziane - è un nome assai noto nel panorama dell'imprenditoria alberghiera di lusso, in Italia e non solo. A Prato, la società di cui è amministratore - la Rimc Italia - possiede l'Hotel Palace. All'ora in cui i banditi, dopo aver scavalcato la bassa rete di recinzione del giardino, hanno fatto irruzione nella villa, lui non c'era. Contrariamente a quanto, quasi certamente, i rapinatori si aspettavano. Era stato trattenuto in ufficio più del solito. In quel momento, in casa, c'erano soltanto la moglie Stefania Vitaliano, 55 anni, originaria di Roma, il figlio Edoardo, 12 anni, e i due domestici filippini, un uomo e una donna. Oltre ai tre cani (due bassotti e un bassethoun) che si sono messi ad abbaiare all'impazzata e sonostati ridotti al silenzio con un paio di calcioni ben assestati. Un imprevisto, comunque, quello dell'assenza del padrone di casa, in un colpo che evidentemente era stato pianificato nei particolari. Anche perché, il casale dei Chiais, si trova completamente nascosto nel bosco, quasi invisibile anche una volta arrivati al cancello del giardino. E poi, trovandosi al termine di una stretta strada su cui due auto che si incrociano non hanno la possibilità di scambiarsi, il rischio di trovarsi intrappolati doveva per i banditi essere ripagato dalla certezza di trovare un bottino cospicuo: i gioielli custoditi nella cassaforte. Secondo la signora Stefania, i banditi erano quasi certamente rumeni: un accento inconfondibile il loro. Due di loro indossavano maschere di plastica, di quelle che riproducono dei volti umani, il terzo un passamontagna. Quest'ultimo era armato di coltello, gli altri due, uno di coltello e mazza e l'altro di pistola. Mamma, figlio e domestici sono stati radunati in salotto e legati, mani e piedi, con fascette da elettricista e nastro da pacchi. I banditi sapeva già dove trovare il bottino: in una stanza al piano di sopra. Dopo averla messa a soqquadro, sono riusciti ad individuare la cassaforte. Volevano che la padrona di casa salisse con loro per aprirla, ma il figlio, corraggiosamente, si è offerto di salire al posto della mamma. E una volta su, per prendere tempo, ha finto di non riuscirsi. Solo quando i banditi lo hanno riportato in salotto per provare con la donna, ha collaborato. Stefania Vitaliano si è accorta immediatamente di non avere a che fare con dei professionisti. I banditi erano molto agitati. Ha deciso perciò di simulare un attacco di cuore, per indurli ad andarsene il più presto possibile. E c'è riuscita. Prima di dileguarsi con il bottino a bordo di un'auto - il cui motore è stato udito chiaramente dall'interno della villa - i malviventi hanno legato e imbavagliato le vittime due a due ancor più saldamente, per assicurarsi il tempo necessario per raggiungere la strada principale. E hanno rischiato di non farcela proprio a causa del finto attacco di cuore della padrona di casa: credendo che stesse male non l'hanno immobilizzata così strettamente come avrebbero dovuto e lei è riuscita a liberarsi in appena un paio di minuti. Dopo aver attivato l'allarme collegato con la vigilanza, ha telefonato al 113. La polizia non è riuscita ad intercettare i banditi per questione di una manciata di minuti. Mentre scattavano le ricerche a tappeto, in via Capanne di Valdibrana sono accorsi gli investigatori della squadra mobile e i tecnici della polizia scientifica. In base agli indizi raccolti grazie al racconto delle quattro vittime, le indagini sono state immediatamente avviate. Nel corso della notte sono state effettuate alcune perquisizioni, che però non hanno dato l'esito sperato: una falsa pista. 25
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